Piero Petracci
E non è mai più
Cemento, corda, legno, 2015
Un lavoro sulla memoria. Su ciò che ci fa ciò che siamo o crediamo d’essere. Su ciò che passa e che permane. Un pezzo di legno sull’orlo del disfacimento, con chiodi arrugginiti, destinato a chissà quale uso da un qualcuno che non è più, recuperato e consolidato, posto in dialogo con le materie che mi sono più proprie, il cemento, le corde.
Un processo di disgregazione interrotto e fermato come in una istantanea. Un dialogo tra la forma, la ostinata persistenza della forma, e ciò che scivola verso la “non-forma”.
A work on memory. On what makes us who we are, or believe we are. On what fades and what endures. A piece of wood on the verge of decay, with rusted nails, once destined for some unknown use by someone no longer here, recovered and reinforced, placed in dialogue with materials most familiar to me: cement and ropes. A process of disintegration interrupted and frozen, like in a snapshot. A dialogue between form, the stubborn persistence of form, and that which slips toward “non-form.”

Piero Petracci
Alcune crepe
Cemento, cornice partecipante, 2022
Il cemento fratturato è un tentativo di rappresentare una condizione umana personale ma anche sociale frammentata, frammentaria, conflittuale e ricca di tensioni. Paesaggi interiori, a volte in macerie. In un arido campo monocromo vibrano forze che spezzano e agitano la superficie. Le luci e le ombre si fanno nette a delineare “segni” come stratificazioni sulla propria pelle.
Il cemento, nella sua valenza simbolica di materiale atto a rappresentare questa civiltà, viene sottoposto a un processo di scomposizione disordinata, che ne mette in luce le fragilità a fronte di una pretesa solidità e apparente inalterabilità. Quello che sembra essere per sempre è solo transitorio. E allora frammenti di cemento si agitano. Come foglie al vento.
The fractured cement is an attempt to represent a fragmented, conflict-ridden human condition, both personal and social, full of tension. Interior landscapes, sometimes in ruins. In a barren monochrome field, forces vibrate, breaking and stirring the surface. Lights and shadows become sharp, outlining “marks” like layers on one’s skin. Cement, symbolically representing this civilization, undergoes a chaotic process of decomposition, revealing its fragility in the face of an assumed solidity and apparent permanence. What seems eternal is only temporary. And so, fragments of cement stir. Like leaves in the wind.

Piero Petracci
Un gioco insensato
Cemento, juta, corda, cornice partecipante, 2023
Quest’opera è un tentativo di far convergere diverse linee della mia ricerca. I puzzle scomposti, il cemento, le corde annodate. In un campo rosso, che imprime un sentire, un senso generale, si inarcano due tessere, due sole tessere, ad assumere un significato “iconico”. Un puzzle scomposto trova il suo senso nell’immagine che permette di ricostruirlo. Ma se non c’è più quell’immagine?
Le tessere si torcono, si legano e si dividono, tirando e annodando corde come strappate al duro cemento, e sembrano alludere a una condizione esistenziale, a una travagliata ricerca personale.
This work is an attempt to bring together different strands of my research: the disassembled puzzles, cement, and knotted ropes. On a red field, which conveys a general mood, two puzzle pieces alone arc, assuming an “iconic” significance. A disassembled puzzle finds its meaning in the image that allows it to be reconstructed. But what if that image no longer exists? The pieces twist, bind, and pull apart, stretching and knotting ropes as if torn from the hard cement, alluding to an existential condition, a troubled personal quest.

Piero Petracci
Tessere mancanti, incastri possibili
Smalto su legno curvato, cemento, juta, foglia oro, 2024
I miei puzzle scomposti nascono monocromi, a segnare la ricerca di un senso “altro” e “oltre”, forse intuibile attraverso le scure ombre che si proiettano tra le tessere scomposte ed estroflesse, un invito a cercare significati ulteriori, oltre la superficie, che si apre e si chiude, vibra alla luce e abbozza oscuri segni. Quasi una ricerca analitica, che mi porta a tracciare segni precisi come rasoiate, sebbene abbozzati, non finiti, non chiariti. Ma nel “giocare” con i “miei materiali” (il cemento, la juta, il legno) si aggiunge un interrogativo sul senso del mio fare arte.
L’opera è divisa in due parti che sembrano rincorrersi, legarsi e dividersi, seguendo chissà quali linee di frattura o di riconciliazione.
La cornice stessa è una “linea spezzata”, come i segni tracciati sulla superficie che parrebbe altrimenti inalterata.
Ad alludere a una impossibilità di portare a compimento una comprensione integrale su questo specifico piano.
Ma alcune tessere fanno da “cerniera”, rimarcate dal valore simbolico del loro cromatismo, a creare come un “cuore pulsante” estremamente scomposto e agitato dove tutto diviene possibile, persino incastri nuovi e inaspettati.
My disassembled puzzles are born monochromatic, marking the search for an “other” and “beyond” sense, perhaps hinted at through the dark shadows cast between the scattered and extruded pieces—an invitation to seek deeper meanings beyond the surface, which opens and closes, vibrates in the light, and sketches obscure signs. It’s almost an analytical quest, leading me to trace precise lines like razor cuts, albeit rough, unfinished, and unclear. Yet in “playing” with “my materials” (cement, jute, wood), a question arises about the purpose of my artistic endeavor.
The artwork is divided into two parts that seem to chase, bind, and separate from each other, following unknown lines of fracture or reconciliation. The frame itself represents a “broken line,” much like the marks drawn on a surface that otherwise appears unaltered, suggesting an impossibility of achieving a comprehensive understanding on this specific level. However, some pieces act as a “hinge,” emphasized by the symbolic value of their color, creating an extremely fragmented and agitated “pulsating heart” where anything becomes possible, even new and unexpected connections.
